Che ci sembra di vederli, Vasco Brondi e la sua bella, la ragazza a cui insistentemente rivolge le sue frasi sbilenche dicendo Tu. Persi nei loro lavori precari, nei call center o a fare i camerieri. Sui treni, negli appartamenti affittati, nelle vecchie macchine, alle periferie delle grandi città o nelle province e basta. A mandare curricula a chi non li richiamerà, mentre lei augura a lui “che le sue canzoni lo portino lontano”, ma lui vorrebbe solo restare vicino a lei.
E invece ci sono distanze e sentirsi per telefono, dirsi “ci sentiamo più tardi, tipo tra mezz’ ora” e poi richiamarsi e volersi dire una cosa che non ci si ricorda più. E le idee improvvise, andare a Berlino, a Parigi. Ciò che Vasco ci racconta di Questi cazzo di Anni Zero non è una storia con un capo e una coda, ma sono sensazioni, occhi tristi con occhiaie blu, sigarette spente, strumenti musicali da rivendere su eBay.
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