Ci sono persone da inverno e persone da estate. Quelle da inverno amano seppellire la faccia nelle sciarpe e tirare le maniche dei maglioni fino a farle diventare guanti. L’inverno è l’abbraccio del piumone, i calzettoni di lana, le guance che diventano rosse senza che nessuno le faccia imbarazzare. È la stagione delle cucchiaiate di zuppa di lenticchie davanti a un film, del tepore del caminetto e dei desideri che parlano di neve. Le persone da inverno sono a casa quando possono nascondersi sotto uno strato di lana e sfidare un vento tagliente che fa sentire vivi.
Le persone da estate iniziano a ricaricare le energie ai primi raggi di sole. Devono togliere, scoprire, sottrarre strati inutili che li separano dall’aria e dal calore. L’estate è cambiare pelle, leccarsi le labbra appiccicose di granita, nuotare, ubriacarsi del profumo dolciastro dell’olio solare. È sudore e sabbia e lasciarsi guardare sorridendo sfacciati. Questo tempo è nostro, sembrano dire le persone da estate. Se potessero, lancerebbero lontano anche le infradito, pur di andare in giro ancora più libere. L’estate è il corpo, la lascivia delle spalle scottate, i capelli umidi, l’esibizione.