C’è una cosa che le fa illuminare gli occhi, sempre. Una cosa pensata quasi un anno fa in un momento di incertezza e scontento e sviluppata con chi ci ha creduto da subito, rendendola reale.
Questa cosa si chiama SettePerUno.
"Ma poi si arriva malgrado i rimbalzi dell’aereo sulle lucette. L’amore altrui si scioglie in mille lingue pendolari e io mi sento un anziano con le mani dietro la schiena Pisa stazione di Pisa, quant’ha fatto la Fiorentina? Non lo so e tettù sai e se pole e nun se bole edd**bbescov0. I minuti nella terra del pane senza sale scorrono lenti come i battiti di un elefante elegante; ci si siede mentre si attende e con colui che mi battezzò Meleseccheragiono di rotondità delle parole, di consonanti, della parola rotolare, di lettere erre di lettere ci e di lettere u, sì ma il burro non fa paura?. E infatti è un’eccezione, non ha senso che una parola così sia così genuina.
Strofa IV: di orsi e decupage
A volte sei tu che mangi l’orso e a volte è l’orso che mangia te.
Non fa una piega. Lo Straniero de Il Grande Lebowski ha sempre ragione. Soprattutto quando all’orizzonte si addensano nuvoloni neri come la pece e Giove scaglia i suoi fulmini e il mio pacifico stile di vita lascia il posto a mimetica e anfibi.
Cerco sempre di sorprendere l’orso e azzannarlo per prima. Gioco d’anticipo.